Storie

Katsushika Hokusai: cinque cose da sapere prima dell’asta

In asta il 29 aprile: Sotto il Ponte Mannen a Fukagawa e Senju, provincia di Musashi


Katsushika Hokusai (1760–1849) è uno dei pochi artisti nella storia dell’arte ad aver raggiunto una fama davvero planetaria, capace di attraversare epoche, culture e medium, dalle collezioni di Monet alle emoji di Apple, dai musei ai biglietti da mille yen. Maestro assoluto dell’ukiyo-e e innovatore instancabile, Hokusai ha ridefinito il paesaggio giapponese trasformandolo da semplice sfondo narrativo a soggetto autonomo, con un linguaggio visivo di straordinaria modernità. Il 29 aprile, saranno battute all’asta due vedute della sua serie più celebre: Sotto il Ponte Mannen a Fukagawa e Senju, provincia di Musashi.

Ecco cinque cose da sapere per avvicinarsi a queste due stampe con gli occhi giusti.


1. Le creò quando aveva già settant’anni

Hokusai cominciò a dipingere intorno ai sei anni e non smise mai. Nel corso della sua vita produsse oltre trentamila opere tra dipinti, xilografie, libri illustrati e schizzi, una quantità sbalorditiva, tragicamente ridotta dall’incendio che nel 1839 distrusse il suo studio e gran parte del suo archivio. Eppure i lavori per cui è ricordato nel mondo, la Grande Onda, il Fuji Rosso, e le vedute come quelle oggi in asta, appartengono alla sua settima decade di vita. Le Trentasei vedute del Monte Fuji furono pubblicate a partire dal 1830, quando Hokusai aveva settant’anni e si firmava Gakyō-Rōjin: “il vecchio pazzo per il disegno”. Convinto di non aver ancora raggiunto la vera maturità artistica, aveva dichiarato: “A novant’anni capirò il vero significato delle cose, e a cento sarò un pittore davvero straordinario”.


2. Il blu che cambiò tutto, e un porto chiamato Nagasaki

Ciò che rende immediatamente riconoscibili queste stampe è l’inconfondibile dominante blu: il cosiddetto bero-ai, o blu di Prussia, un pigmento sintetico importato dall’Olanda. Durante il periodo Edo il Giappone viveva in un regime di quasi totale isolamento (sakoku): l’unico porto aperto al commercio estero era Nagasaki, e l’unico partner europeo ammesso erano i mercanti olandesi. Attraverso quel canale strettissimo arrivarono gli inchiostri, le prospettive e i rame incisi europei che Hokusai studiò. Arrivò poi anche il blu di Prussia, con la sua forza cromatica che nessun pigmento tradizionale giapponese poteva eguagliare. Nelle stampe in asta, il contorno blu (blue outline) al posto del nero convenzionale è il segnale distintivo delle tirature di primissima mano, quelle realizzate quando le matrici erano ancora fresche e il colore conservava tutta la sua intensità.


3. Cosa rappresentano le due vedute

Sotto il Ponte Mannen a Fukagawa (ca. 1830–31) – Lotto 135. La sesta veduta della serie sceglie un’inquadratura quasi fotografica, frontale e ribassata: il ponte Mannen occupa il centro della composizione con la sua arcata robusta, sostenuta da pilastri di tronchi legati da grosse funi. Sul parapetto la folla si affaccia, da un lato verso le imbarcazioni e il pescatore solitario sugli scogli, dall’altro verso il Fuji innevato all’orizzonte. Il ponte connette i quartieri di Fukagawa e Fukagawa Kiyomizu, separati dal fiume Onaki; oltre il ponte scorre il Sumida, dietro cui si apriva il quartiere dei piaceri di Nakasu. La monumentalità architettonica e la vitalità della scena urbana mostrano la sperimentalità di Hokusai, e le soluzioni prospettiche che anticipano la fotografia di decenni.

Lotto 135 – Katsushita Hokusai. Sotto il Ponte Mannen a Fukugawa (Fukagawa Mannenbashi no shita); blue outline, c.1830/32. Stima € 15.000 – 20.000

Senju, provincia di Musashi (ca. 1830–32) – Lotto 134. La quattordicesima veduta apre invece a una prospettiva più distesa. Senju era uno snodo cruciale lungo le vie di accesso alla capitale Edo, e Hokusai ne coglie il respiro attraverso una composizione a tre piani orizzontali — riva, fiume, cielo — che conferisce all’insieme una serenità quasi contemplativa. Le correnti d’acqua sono semplificate in campiture cromatiche essenziali; figure di contadini e pescatori animano le rive con discrezione; sullo sfondo, la sagoma inconfondibile del Fuji chiude l’orizzonte con la sua imperterrita presenza. Il dialogo tra dettaglio e sintesi grafica, tra vita quotidiana e vastità del paesaggio, è uno degli esempi più felici della maturità compositiva di Hokusai.

Lotto 134. Katsushita Hokusai. Senju, provincia di Musashi (Bushu Senju); “contorno blu”, c.1830/1832. Stima € 10.000 – 15.000

4. Trentasei vedute, quarantasei stampe

Le Trentasei vedute del Monte Fuji, nome che non cambiò mai, sono in realtà quarantasei. Il successo fu talmente immediato che l’editore Nishimuraya Yohachi (Eijudo), lo stesso che pubblicò le opere in asta, aggiunse dieci tavole ulteriori alle trentasei originali senza aggiornare il titolo. Hokusai rappresentò il Fuji da province, stagioni e condizioni atmosferiche diverse, sempre con la montagna come costante e la vita umana come contrappunto. Oggi si stima che esistano al mondo meno di dieci serie complete.


5. Una presenza rara sul mercato

Le vedute di Hokusai appartenenti a serie paesaggistiche mature godono di un consolidato apprezzamento internazionale, con esemplari comparabili conservati nelle collezioni permanenti del Metropolitan Museum of Art di New York, del Museum of Fine Arts di Boston e dell’Art Institute of Chicago. La qualità dell’intaglio, la buona conservazione cromatica e la presenza del contorno blu di prima tiratura costituiscono i parametri determinanti nella valutazione di mercato.

Opere capaci di inserirsi con autorevolezza in qualsiasi collezione di respiro internazionale, e al tempo stesso finestre aperte sul Giappone dell’epoca Edo, viste da un uomo che a settant’anni credeva ancora di avere tutto da imparare.


Asta Arte Orientale /  东方艺术 — Milano, 29 aprile 2026

Vuoi rimanere aggiornato su aste e notizie da Finarte? Iscriviti alla newsletter

Notizie relative